La fine di un sogno l’inizio di un incubo, ricomincia la normalità

No, non è proprio così. Il titolo è estremo così come gli animi in questo momento. Piuttosto ricomincia la normalità, quella dei problemi quotidiani che ci troviamo ad affrontare e che ora, dopo tante promesse, aspettiamo che qualcuno difenda e che qualcun altro risolva.

Per la prima volta in Italia, unico caso in una democrazia occidentale forze storiche che si rifanno al socialismo e alla sinistra radicale rimangono fuori dal Parlamento. Ciò non può che lasciarci attoniti. Cosa non ha funzionato? La legge elettorale o il bipolarismo accentuato? Le loro istanze intransigenti o un’accozzaglia di partiti uniti solo a scopo elettorale?

Non saprei rispondere anche se la risposta è sicuramente dentro questi interrogativi e sinceramente oggi, all’indomani delle elezioni, non mi sento tanto bene. Ero pessimista in partenza ma non avrei mai pensato un tale risultato per la sinistra arcobaleno, per la sinistra in generale. La somma dei loro partiti nel 2006 arrivava all’11%, a questa doveva aggiungersi una parte dei DS che è uscita dal congresso. Dove sono questi voti? Non possono esser solo gli astenuti, così come non posson esser tutti nel PD. Forse sono tutti delusi perché dalla sinistra, è purtroppo noto, ci si aspetta sempre qualcosa di più. Ma se l’UDC è riuscita a tenersi buona parte dei suoi voti nonostante il bipolarismo accentuato cosa vuol dire? L’asticella del paese si è notevolmente spostate verso destra, e ciò da grande responsabilità al PDL che potrà governare 5 anni con il proprio programma, ma anche (come direbbe Walter Vetroni) al PD, unica forza che può rappresentare quelle istanze di laicità, di legalità, di interesse generale, di rispetto delle istituzioni che nella destra, o meglio in in questa destra, non hanno mai trovato spazio.

Il PD non è riuscito a sfondare al centro e ha raccattato i voti “contro-Berlusconi” della sinistra arcobaleno. Ma l’errore non è mai degli elettori ma dei partiti: il risultato purtroppo è indiscutibile. Mi preoccupa la situazione “Italia” più che quella de “La Sinistra, l’arcobaleno”, un progetto che spero continui perché la democrazia ha bisogno di una forza storica come questa.

Il PD non è ancora un partito, serve tempo e partire dal basso cioè dalle amministrative per consolidare un rapporto, non tanto tra ex DS ed ex Margherita, ma tra il partito stesso e gli elettori. In troppo poco tempo si pensava di far capire cosa il PD volesse, il suo programma, agli italiani, notoriamente un popolo non incline al cambiamento. Serve tempo, inutile sperare già da ora nella caduta del governo. Il risultato elettorale ha dimostrato che non siamo pronti, che non abbiamo un elettorato stabile. Non è vero che abbiamo perso, diciamo che non abbiamo vinto perché al di là di sondaggi e l’incitamento di Walter Veltroni, la storia era scritta e le possibilità erano poche (certo perché non avremmo dovuto sperare).

Ho sempre saputo che l’Italia era un paese di centro destra, ora è diventato di destra. Della peggiore destra europea, una destra di interessi personali, senza senso dello stato e xenofoba. Ma non è in casa d’altri che dovremmo guardare, perché i problemi rimangono nostri e dobbiamo capire perché non siamo riusciti ad interpretare (da molto tempo) i bisogni di un intera area geografica come il nord. Anche al sud succedno situazioni analoghe. La partita elettorale si gioca sempre in qualche regione altalenante, ed oggi l’altalena si è fermata a destra.

Vorrei dire un sacco di altre cose, un discorso fiume, tante impressioni che mi hanno lasciato vuoti nella mente e pieno lo stomaco. Ma non ci riesco, i pensieri sono tanti ma ad uno tengo particolarmente. Il peggior errore che si possa fare oggi è l’isolamento, dichiararsi vittime del bipolarismo quando invece occorre dialogo tra due forze che hanno radici comuni. E’ un intero corrente che ha perso, quella di sinistra all’interno dei partiti ed ognuno di noi, calato nel proprio ruolo diverso che sia, deve impegnarsi purché non “la sinistra” ma le “idee di sinistra” la prossima volta, escano non solo dal parlamento, ma dalla scena italiana.

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