Parlamento, specchio del paese

Sono 40 anni dal rapimento di Aldo Moro. Sui giornali si ripercorre la storia di quei momenti drammatici sia per lo Stato che per le famiglie delle persone purtroppo uccise e nelle immagini e tra le parole, si percepisce la statura morale dei politici dell’epoca, una grandezza che non può esser ricondotta solo “alla storicizzazione” dei personaggi. Perché si sa, quando si guarda indietro, la storia rende tutto un po’ più affascinante ma dietro ogni scelta di quelle persone si vedeva passione, lungimiranza e sofferenza.

Oggi siamo persone più informate, più competenti, più veloci rispetto a mezzo secolo fa. Ma a cosa sia servito, ogni tanto me lo domando, questa bulimia di informazioni che ci offusca la mente tanto da non discernere il vero dal falso, il serio da faceto sino, talvolta, a veicolare voci di popolo come pietre miliari della scienza. Forse non tutti siamo fatti per gestire tutte queste informazioni, come se il nostro cervello non avesse spazio e per, esigenze interne, ci obbligasse a fermarci, ad esempio, alla lettura del solo titolo di un articolo o all’associazione di idee che ci da un’immagine e la sua didascalia.

La verità è che non è peggiorata la classe politica, ma che questa si è limitata a rimanere al passo della gente.

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PD is the new Nazionale di calcio

È inutile fare un congresso od un dibattito, le posizioni che il PD dovrebbe assumere le troviamo sugli stati da facebook di chi ha campato a colpi di bufale. Ma non solo, ci sono anche quelli che, troppo di sinistra per stare nel PD, puntualmente sorpassano a destra con nuove posizioni di responsabilità. E non ci scordiamo dei vecchi detrattori de “Il fatto quotidiano”, passati puntualmente ad assidui lettori grazie ad un solenne articolo dal titolo “Gli elettori del PD vogliono il Governo M5S”, guarda caso.

Tutti odiano il PD, tutti disprezzano Renzi, tutti incolpano il Governo ma tutti hanno un’opinione, se non una pretesa, sul comportamento del PD in questa fase. Insomma come durante i mondiali, siamo tutti allenatori della Nazionale. Poi per il tempo restante, ognuno torni pure a tifare le proprie squadre.

Naturalmente, “condividi se sei indignato!1!”.

Ora l’inciucio non fa più paura

Se non fosse una tragedia, ci sarebbe da ridere. La coalizione di centrodestra, nonché il movimento 5 stelle, hanno fondato il loro successo sul “no inciucio”. Ed elettoralmente ha pagato poiché anche questo ha contribuito a farsì che il partito che ha dato vita al governo Monti, Letta, Renzi, Gentiloni si trovi al suo minimo storico.

Ma non ci sarebbe niente di male anche solo a pensarle maggioranze di Governo complicate e “non maturali” solo se la “responsabilità” di questi anni di cui si sarebbe macchiata il PD, fosse stata quanto meno ignorata dagli avversari anziché derisa e colpevolizzata.

La democrazia si incontra con l’arte della politica quando ogni cittadino vota il partito che più lo rappresenta, il quale porta in Parlamento i suoi programmi e grazie al compromesso tra forze politiche diverse si da vita ad un Governo. È chiaro che a tutti piacerebbe un Governo monocolore o quantomeno con le stesse sfumature, ma mettiamoci in testa che oggi, in Italia è difficilmente realizzabile: vi sarete accorti che le forze politiche sono principalmente tre e a meno che non si voglia dare premi di maggioranza assurdi a chi ottiene più voti, la situazione sarà sempre la medesima.

Ma oggi ad un PD sanguinante per i motivi fin qui detti, si va a chiedere la responsabilità per l’appoggio ad un Governo per paura di un Governo a trazione Lega. Pur comprendendone le ragioni (la paura è tanta), chi lo chiede dovrebbe domandarsi allo stesso tempo se con la stessa forza ha difeso il PD nelle scelta di sostenere e portare avanti i Governo con Alfano e Lorenzin.

La verità è che la politica è una cosa seria. Necessita di capacità, perseveranza e responsabilità perché è facile organizzare un viaggio con i propri amici, tutti vorrebbero farlo. Ma in politica non si viaggia sempre con i propri amici, si viaggia anche con sconosciuti che per andare da Roma a Firenze vogliono passare da Viterbo, da Pescara da Pisa. Allora bisogna capire che giro fare, se passarci all’andata o al ritorno, se indispensabile passarci o se possiamo trovare un’altra bella città dove fermarci. Gli avversari del PD lo hanno chiamato inciucio, distruggendo la bellezza della politica, la vivacità della discussione, la ricerca del compromesso. Gli italiani ci hanno lasciato a piedi e lentamente da Roma andremo a Firenze. Agli altri viaggiatori in auto le scelte sul percorso da fare.

Primi dubbi sul suffragio universale

Ho desistito tante volte da scrivere quello che penso sul mio stato di facebook. Non ci riesco, perché so’ che ogni parola andrebbe in un calderone di pensieri dove più delle prime due righe gli utenti non leggono, perché la risposta giusta ai commenti sarebbe solo “mavaff####o”, perché ormai l’uso distorto che ne è stato fatto è diventato egemone. Non voglio spendere ulteriori parole sull’utilizzo dei social network, ma culturalmente siamo stati sconfitti, sopraffatti dall’ondata di semplicistica e populista a cui come persone di sinistra, democratiche, perbene, pacate, ottimiste non abbiamo risposto con altrettanta forza. E non ho neanche troppi rimpianti, perché da questo punto di vista non posso esser quello che non sono.

Vorrei quindi che a leggere i miei pensieri fosse chi veramente interessato, sfruttando i social network solo come veicolo di trasporto. Quindi, ho pensato di riattivare questo spazio, dove posso fare come caspita mi pare. E per prima cosa voglio dare un colpo di idioti a tutti quelli che linkano articoli e condividono immagini false come mille lire di legno. E su quelle hanno anche fondato il loro credo politico, convinti di tutto, dell’esistenza del senatore Cirenga, della presenza della Boschi al funerale di Toto Riina, dei fratelli di Renzi assunti in parlamento. Forse hanno solo bisogno di una ragione che giustifichi il loro voto. Fatto è che inizio ad avere seri dubbi sulla giustezza del suffragio universale.

Quelle parole che ti dipingono

wp-1433534389129Quante volte mi è stato chiesto il perché del mio soprannome. È una storia che racconterò in un’altra occasione, ma semplicemente è quel lato del mio carattere che sicuramente non mi permette di far apparire “entusiasmo” nei momenti felici, ma che magari mi salva da quelli più tristi,  in cui non dispero mai. Tante volte, leggendo, mi trovo di fronte a frasi, concetti,  semplici parole che mi toccano da vicino, che sembrano scritte il momento prima di quello in cui le stavo leggendo,  che mi dipingono in un ritratto. Mary Shelley, in Frankestein, usa queste parole,  talmente vive da volerle condividere con voi:

Un essere umano perfetto deve sempre conservare equilibrio e serenità, senza permettere a passioni o a desiderio transitori di turbar la sua quiete.

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