Riporto un articolo tratto dal Il Tirreno riguardante la trasparenza dei Comuni. L’argomento è stato oggetto di una nostra interpellanza ed è stato letteralmente deriso dal Sindaco.
Da “Il Tirreno”: Comuni poco trasparenti
3 11 2009Commenti : Commenti disabilitati
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Prima del casinò, l’amministrazione dia risposte e proposte serie
1 07 2009Diciamoci la verità, il casinò e l’ennesimo “giochino” in mano di “Maurizio lo Zar di Papingrado”. Così’ come successo per la piazza, dove il disegno è stato scelto da lui stesso, anche il casinò che viene proposto è la realizzazione di un suo sogno.
Il consiglio comunale appena svolto è stata l’ennesima prova di come Porto Azzurro venga amministrato con una imbarazzante superficialità. Sarebbe stato quanto meno doveroso, affiancare a tale richiesta all’ordine del giorno, uno studio che mostrasse ai presenti lo “stato di salute” delle case da gioco italiane, i vantaggi derivanti dalla realizzazione e gli eventuali rischi per il territorio. Tralasciamo poi il “segreto di stato” riguardo la sua futura localizzazione sulla quale forse il Sindaco dovrebbe essere più chiaro nelle sue intenzioni. Invece sono bastate le quattro frasi di rito, allungamento della stagione turistica, lavoro per tutti, fiore all’occhiello del nostro paese, insomma più soldi per tutti, per convincere la sua maggioranza.
Sarebbe più opportuno che l’amministrazione si adoperasse per una programmazione estiva degna di un paese che vive di turismo: apprezziamo infatti come un’altra giunta, sempre di centro-destra, sia riuscita a fare di di Marciana Marina il centro culturale musicale dell’isola d’Elba, con festival di livello internazionale. Noi invece proponiamo progetti faraonici senza nessuna garanzia, senza obiettivi di breve o lungo termine se non quello “di esaudire il sogno del Sindaco”: il nome del nostro paese non sarà più associato al suo mare, alle sue vie, alla sua gente, alla sua storia ma ad un casinò, proprio come succede in altre piccole località che lo ospitano.
E’ incredibile, concludendo, come nello stesso consiglio dove viene proposta una casa da gioco, si tenti di fare “economia”: l’importo di tremila euro annue a favore delle due associazione di volontariato che si occupano di protezione civile e antincendio boschivo viene ridotto di mille euro ciascuna.
Il tutto succede nella solita sera. La realtà è fatta di cose molto più semplici di un casinò a cui questa amministrazione è incapace di dare risposte.
Circolo PD Porto Azzurro
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L’elusione dell’etica dell’amministrare
22 06 2009Leggo con attenzione la difesa del Presidente dell’ordine dei Geometri. Una difesa d’ufficio direi, che però non deve farci sottovalutare il grido d’allarme che il Dott. Berti ha lanciato in questi giorni.
In comuni piccoli come i nostri nessuno mette in dubbio il valore tecnico di geometra che può, grazie all’esperienza acquisita tramite la sua professione privata, apportare allo sviluppo economico e sociale di un comune facendo parte della sua Giunta.
Ma non scordiamoci dell’art. 78.3 del TUEL, la legge di riferimento di qualsiasi ente locale che parla di “etica dell’amministrare” e che valuta negativamente il fatto che un assessore in materia di urbanistica, edilizia e lavori pubblici eserciti un’attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nello stesso territorio che lui stesso amministra.
Questa norma è rafforzata da previsioni analoghe all’interno di molti statuti comunali, in quello di Porto Azzurro, facendo riferimento ad una realtà che conosco molto bene, vengono ripetute le medesime parole dell’articolo citato, all’art. 44.3. Purtroppo non viene prevista una sanzione alla violazione di questa norma e sebbene configuri un preciso dovere giuridico di astensione, la norma è facilmente eludibile attribuendo a geometri (o architetti, ingegneri, ecc..) assessorati con nomi diversi da quelli proibiti. In questo modo è possibile continuare ad esercitare la propria attività all’interno del territorio comunale, in pace con la propria coscienza.
A Porto Azzzurro, il Geom. Giancarlo Gamba ricopre l’assessorato alle “problematiche ambientali” mentre del gruppo dell’Ornato, quell’organismo che coincide con la giunta comunale nato “da un’esigenza fortemente sentita di essere messi a conoscenza delle pratiche che dal punto di vista urbanistico ed edilizio sfuggono, per effetto della separazione delle competenze volute dalla legge Bassanini, al vaglio dell’Amministrazione” ne è il segretario. Questo organismo detiene un diritto di voto obbligatorio all’interno del procedimento ma naturalmente non vincolante, su tutto ciò che riguarda l’edilizia.
Questo per dire, che il grido d’allarme lanciato da Pasquale Berti, senza togliere alcun valore alla categoria dei geometri, avrebbe meritato maggior attenzione da parte di tutti, nell’interesse stesso della società elbana e di chi esercita quelle stesse professioni.
In comuni piccoli come i nostri nessuno mette in dubbio il valore tecnico di geometra che può,
grazie all’esperienza acquisita tramite la sua professione privata, apportare allo sviluppo economico
e sociale di un comune facendo parte della sua Giunta.
Ma non scordiamoci dell’art. 78.3 del TUEL, la legge di riferimento di qualsiasi ente locale che
parla di “etica dell’amministrare” e che valuta negativamente il fatto che un assessore in materia di
urbanistica, edilizia e lavori pubblici eserciti un’attività professionale in materia di edilizia privata e
pubblica nello stesso territorio che lui stesso amministra.
Questa norma è rafforzata da previsioni analoghe all’interno di molti statuti comunali, in quello di
Porto Azzurro, facendo riferimento ad una realtà che conosco molto bene, vengono ripetute le
medesime parole dell’articolo citato, all’art. 44.3. Purtroppo non viene prevista una sanzione alla
violazione di questa norma e sebbene configuri un preciso dovere giuridico di astensione, la norma
è facilmente eludibile attribuendo a geometri (o architetti, ingegneri, ecc..) assessorati con nomi
diversi da quelli proibiti. In questo modo è possibile continuare ad esercitare la propria attività
all’interno del territorio comunale, in pace con la propria coscienza.
A Porto Azzzurro, il Geom. Giancarlo Gamba ricopre l’assessorato alle “problematiche ambientali”
mentre del gruppo dell’Ornato, quell’organismo che coincide con la giunta comunale nato “da
un’esigenza fortemente sentita di essere messi a conoscenza delle pratiche che dal punto di vista
urbanistico ed edilizio sfuggono, per effetto della separazione delle competenze volute dalla legge
Bassanini, al vaglio dell’Amministrazione” ne è il segretario. Questo organismo detiene un diritto di
voto obbligatorio all’interno del procedimento ma naturalmente non vincolante, su tutto ciò che
riguarda l’edilizia.
Questo per dire, che il grido d’allarme lanciato da Pasquale Berti, senza togliere alcun valore alla
categoria dei geometri, avrebbe meritato maggior attenzione da parte di tutti, nell’interesse stesso
della società elbana e di chi esercita quelle stesse professioni.Leggo con attenzione la difesa del Presidente dell’ordine dei Geometri. Una difesa d’ufficio direi,che però non deve farci sottovalutare il grido d’allarme che il Dott. Berti ha lanciato in questi giorni.
In comuni piccoli come i nostri nessuno mette in dubbio il valore tecnico di geometra che può,
grazie all’esperienza acquisita tramite la sua professione privata, apportare allo sviluppo economico
e sociale di un comune facendo parte della sua Giunta.
Ma non scordiamoci dell’art. 78.3 del TUEL, la legge di riferimento di qualsiasi ente locale che
parla di “etica dell’amministrare” e che valuta negativamente il fatto che un assessore in materia di
urbanistica, edilizia e lavori pubblici eserciti un’attività professionale in materia di edilizia privata e
pubblica nello stesso territorio che lui stesso amministra.
Questa norma è rafforzata da previsioni analoghe all’interno di molti statuti comunali, in quello di
Porto Azzurro, facendo riferimento ad una realtà che conosco molto bene, vengono ripetute le
medesime parole dell’articolo citato, all’art. 44.3. Purtroppo non viene prevista una sanzione alla
violazione di questa norma e sebbene configuri un preciso dovere giuridico di astensione, la norma
è facilmente eludibile attribuendo a geometri (o architetti, ingegneri, ecc..) assessorati con nomi
diversi da quelli proibiti. In questo modo è possibile continuare ad esercitare la propria attività
all’interno del territorio comunale, in pace con la propria coscienza.
A Porto Azzzurro, il Geom. Giancarlo Gamba ricopre l’assessorato alle “problematiche ambientali”
mentre del gruppo dell’Ornato, quell’organismo che coincide con la giunta comunale nato “da
un’esigenza fortemente sentita di essere messi a conoscenza delle pratiche che dal punto di vista
urbanistico ed edilizio sfuggono, per effetto della separazione delle competenze volute dalla legge
Bassanini, al vaglio dell’Amministrazione” ne è il segretario. Questo organismo detiene un diritto di
voto obbligatorio all’interno del procedimento ma naturalmente non vincolante, su tutto ciò che
riguarda l’edilizia.
Questo per dire, che il grido d’allarme lanciato da Pasquale Berti, senza togliere alcun valore alla
categoria dei geometri, avrebbe meritato maggior attenzione da parte di tutti, nell’interesse stesso
della società elbana e di chi esercita quelle stesse professioni.
Leggo con attenzione la difesa del Presidente dell’ordine dei Geometri. Una difesa d’ufficio direi, che però non deve farci sottovalutare il grido d’allarme che il Dott. Berti ha lanciato in questi giorni.
In comuni piccoli come i nostri nessuno mette in dubbio il valore tecnico di geometra che può, grazie all’esperienza acquisita tramite la sua professione privata, apportare allo sviluppo economico e sociale di un comune facendo parte della sua Giunta.
Ma non scordiamoci dell’art. 78.3 del TUEL, la legge di riferimento di qualsiasi ente locale che parla di “etica dell’amministrare” e che valuta negativamente il fatto che un assessore in materia di urbanistica, edilizia e lavori pubblici eserciti un’attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nello stesso territorio che lui stesso amministra.
Questa norma è rafforzata da previsioni analoghe all’interno di molti statuti comunali, in quello di Porto Azzurro, facendo riferimento ad una realtà che conosco molto bene, vengono ripetute le medesime parole dell’articolo citato, all’art. 44.3. Purtroppo non viene prevista una sanzione alla violazione di questa norma e sebbene configuri un preciso dovere giuridico di astensione, la norma è facilmente eludibile attribuendo a geometri (o architetti, ingegneri, ecc..) assessorati con nomi diversi da quelli proibiti. In questo modo è possibile continuare ad esercitare la propria attività all’interno del territorio comunale, in pace con la propria coscienza.
A Porto Azzzurro, il Geom. Giancarlo Gamba ricopre l’assessorato alle “problematiche ambientali” mentre del gruppo dell’Ornato, quell’organismo che coincide con la giunta comunale nato “da un’esigenza fortemente sentita di essere messi a conoscenza delle pratiche che dal punto di vista urbanistico ed edilizio sfuggono, per effetto della separazione delle competenze volute dalla legge Bassanini, al vaglio dell’Amministrazione” ne è il segretario. Questo organismo detiene un diritto di voto obbligatorio all’interno del procedimento ma naturalmente non vincolante, su tutto ciò che riguarda l’edilizia.
Questo per dire, che il grido d’allarme lanciato da Pasquale Berti, senza togliere alcun valore alla categoria dei geometri, avrebbe meritato maggior attenzione da parte di tutti, nell’interesse stesso della società elbana e di chi esercita quelle stesse professioni.
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Voi che potete, votate per Dario Ballini
3 06 2009
Lo “svecchiamento” della politica (e non solo) è uno dei problemi all’ordine del giorno, l’età media del parlamento italiana è una delle più alte d’Europa ma senza andare troppo lontano è sufficiente vedere l’età di molti dei candidati sindaci (non me ne vogliano), senza distinzioni. Forse troppe volte si pensa che l’inesperienza sia un limite troppo grosso o forse dovremmo parlare di “una casta all’interno della casta”: fatto sta che ci si riferisce a donne e giovani in politica come fossero una sotto categoria, una specie in via d’estinzione inventandosi meccanismi strampalati per “proteggerli”, gareggiando a chi a tra le proprio liste ha più donne o un’età media più bassa. È certo però, a scanso di equivoci, che questi fattori hanno una sua rilevanza intrinseca ma a questo occorre affiancare, in termini politici, il merito, la capacità, la passione, l’onestà.
Con queste poche parole sono qui a dire che la candidatura di Dario Ballini per il Partito Democratico rispecchia ciò che sventoliamo tutti i giorni, quella politica fatta da una nuova generazione che se pur ferma nelle sue idee è disponibile e aperta al dialogo con tutti, con passione, senza doppie ruoli, con cognizione di causa e nel rispetto delle leggi.
Ma per fare che tutto ciò diventi realtà, una volta che “i giovani” conquistano il loro spazio con una candidatura, occorre dare loro la fiducia attraverso il voto affinché tutto non rimanga come oggi e che si possa almeno accendere la speranza di un domani migliore.
Elettori del versante orientale, alle elezioni provinciali votate per il PD, votate per Dario Ballini.
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Una politica più giovane, io voto Dario Ballini
15 05 2009
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Le province e l’esercito di Matusalemme
18 03 2009In risposta a Lorenzo Marchetti che sul suo blog ha pubblicato: ELEZIONI PROVINCIALI: far “sporcare le mani” ai giovani, creare una nuova classe dirigente, difendere “a muso duro” gli interessi dell’Elba
Caro Lorenzo,
sporcarsi le mani è proprio il punto di partenza. Voglio fare un breve esempio: il “vassallaggio” Papi si concluderà con questa legislatura e ci troveremo davanti ad una partita da giocare quasi tra armi pari. Una grande occasione, ma se la nostra lista non sarà “all’altezza” della situazione, se tutte quelle persone dalla faccia giovane e pulita e con i cervelli in movimento, non si decidono a “buttarsi”, saremo di nuovo perdenti.
Cosa voglio dire spero sia chiaro, un invito a tutti quei giovani che hanno una coscienza civica e politica formata e che si impegnano (in qualsiasi forma) nella vita sociale di un paese, a candidarsi e a “sporcarsi le mani”.
Da questo invito parte la mia riflessione su cui vorrei anche il mio partito, si fermasse a pensare. In una provincia forte come la nostra abbiamo la possibilità di formare amministratori di domani, con tempi molto più rapidi rispetto al resto d’Italia. I giovani di oggi, alle prossime amministrative e provinciali, saranno cinque anni più vecchi e senza questi cinque anni di esperienza.
Il nostro collegio nelle ultime provinciali, non me ne voglia Mario Martorella, ha espresso un giovane sessantaduenne e che se sarà rieletto alla fine della prossima legislatura avrà settandue anni. Io vorrei proprio invertire questa tendenza partendo dal nostro territorio.
Per questi motivi, non vorrei che a ragazzi con le mani sporche si preferisca gente con i capelli bianchi (o anche brizzolati). Medesima riflessione per l’assessore, non so quanti “volgarmente” ce ne toccherà, però non vorrei qualcuno calato dall’alto, riciclato da qualche altra carica o parcheggiato in attesa di incarichi più importanti. Le province non devono essere l’esercito di Matusalemme.
Un abbraccio, Davide.
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Orrori di ortografia
10 02 2009Sito web del Comune di Porto Azzurro, 9 febbraio 2009 ore 23.53. Oltre a non esser funzionale non è neanche scritto in italiano.
W Porto Azzurro

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Perseguitati politici nella storia elbana (1896 – 1943)
6 02 2009Firenze – Un libro per riportare alla luce un capitolo di storia dimenticato. Questo, secondo il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana Alessandro Starnini, il merito del lavoro di Ivano Tognarini, nel volume “Antifascisti e perseguitati elbani. Fonti per lo studio della repressione politica all’isola d’Elba (1896-1943)”.
“Nel quadro delle celebrazioni del Giorno della Memoria – ha sottolineato Starnini, presentando il libro – è importante e giusto ricordare gli oltre 200 cittadini elbani che durante il ventennio subirono sorveglianza poliziesca, misure punitive, ammonizione o diffida, fino al confino, all’esilio politico o al deferimento al tribunale speciale”. “Quasi metà di queste persone erano finite nel mirino della autorità di polizia per le loro idee ‘sovversive’ già negli anni che vanno dal periodo della reazione ‘crispina’ all’età giolittiana ed alla prima guerra mondiale – ha proseguito il vicepresidente – Ma in quel periodo essere ‘tenuti d’occhio’ dagli sbirri non aveva le conseguenze e le implicazioni che avrebbero preso corpo quando il regime dittatoriale si impose”. Da qui l’auspicio che le carte pubblicate in questo volume possano risultare utili per la riapertura di un capitolo di storia chiuso troppo in fretta. Per la realizzazione del volume l’Istituto Storico della Resistenza in Toscana si è avvalso della collaborazione di due studiosi e ricercatori, Davide Jabes e Sandro Nannucci, nonché del Circolo Culturale Sandro Pertini dell’isola d’Elba.
Alla presentazione del libro, insieme ad Alessandro Starnini, vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, sono intervenuti Ivano Tognarini, curatore e presidente dell’Istituto storico della Resistenza in Toscana; Claudio Silingardi, direttore dell’Istituto storico di Modena; Simonetta Carolini, della segreteria nazionale Associazione nazionale perseguitati politici antifascisti italiani (Anppia).
dal sito http://www.parlamento.toscana.it/
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Attivo del Circolo del PD, l’intervista
19 01 2009Questa è una recente intervista (sostitutiva di una versione “bozza” precendente) fatta da Mario Mercati prima che io partissi per la Spagna. Viene pubblicata solo ora per ragioni tecniche, ma le questioni sono più che mai attuali, partendo dall’attivo del circolo de PD verranno affrontate alcune tematiche inerenti il paese e l’amminstrazione, l’opposizione e il partito.
Buona visione.
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…avevamo quindi ragione?
19 12 2008Sin dalla sua costituzione, dai banchi dell’opposizione, i nostri consiglieri che si sono via via alternati, hanno sempre espresso dubbi e perplessità sulla necessità e sulla gestione di una società a partecipazione interamente pubblica. Il fenomeno della gestione dei servizi attraverso questo tipo di società è una peculiarità italiana: l’ente pubblico, il comune nel nostro caso, costituisce una società con capitale di sua proprietà a cui verranno affidati servizi attraverso una convenzione tra la società e lo stesso ente, la gestione della stessa dovrà rispettare le sole norme del diritto privato e sarà affidata ad un consiglio di amministrazione nominato dal Sindaco.
Un modo di gestire la “cosa pubblica” un po’ anomalo anche secondo la logica, il comune affida praticamente a sé stesso un servizio se pur si tratta di due persone giuridiche diverse, con due rappresentanti legali diversi e con due bilanci diversi. E se ci sono perdite nella gestione della società? In ogni società saranno i soci a farne fronte e in questo caso sarà l’ente pubblico, con i “nostri soldi” cioè noi. Così è andata sino ad oggi per la D’Alarcon s.r.l. e per le tante altre società italiane di proprietà dei vari enti, di qualsiasi colore politico.
In solo colpo si eludeva la gara ad evidenza pubblica, spesso si offriva un servizio antieconomico per lo stesso comune, si violavano i principi di libera concorrenza e libera circolazione di capitali e servizi sanciti dall’Unione Europea, si gestiva in forma privata una capitale pubblico e quindi senza alcun obbligo giuridico di passare dall’ufficio di collocamento o di stabilire un regolamento applicabile per le assunzioni.
E’ proprio traendo spunto da queste argomentazioni che abbiamo sempre mosso le nostre critiche. Certo è che in molti casi l’amministrazione comunale faceva la sua parte nell’attirare le nostre perplessità: “questa pensa che la società sia il suo braccio più lungo e che “scendendo le scale” (la sede della società si trova al piano di sotto, ndr) si possa far fare alla società quello che non si riesce, a volte per problemi burocratici, a fare come amministrazione. In altri casi la gestione della società non si può certo dire che sia stata all’altezza, tanto che il precedente consiglio di amministrazione è stato sostituito in blocco per aver chiuso il bilancio in perdita per tre esercizi consecutivi (l. finanziaria 2006). Non c’è mai stata nessuna opposizione nel merito della qualità del servizio offerto o delle assunzioni di personale. A nostro parere l’importo che il comune riconosceva alla società D’Alarcon s.r.l. doveva esser prima quantificato dagli uffici tecnici comunali e non come succedeva sino a qualche tempo fa (la gestione attuale è decisamente migliore) in cui la società gestiva il servizio con un importo che poi risultava insufficiente ma che veniva reintegrato in occasione delle perdite di esercizio da parte del comune. E sulle assunzioni ci chiedevamo solamente con quale criterio si assumeva Tizio piuttosto che Caio? Chi stabiliva che Tizio aveva più “bisogno” o più competenze di Caio se non vi era un regolamento prestabilito? Come faceva il cittadino a sapere che la società procedeva alle assunzioni se non vi era la necessaria pubblicità?
È recentemente intervenuto il governo, che (più che le nostre di critiche) ha finalmente recepito quelle dell’Unione Europea per quanto di sua competenza, con il d.l. 112/08 trasformato in l. 133/08 (si, la stessa legge che taglia risorse all’università): si elimina la possibilità dell’affidamento diretto di servizi a rilevanza economica a società a partecipazione pubblica e obbliga le stesse a procedere alle assunzioni solo attraverso l’ufficio di collocamento. Niente da eccepire, tanto di cappello.
Ora siamo in attesa dei regolamenti attuativi che dovranno uscire entro fine gennaio ed è perciò che in occasione dell’ultimo consiglio abbiamo proceduto con le proroghe alla società, alle quali ci siamo inevitabilmente astenuti. Solo in quel momento potremmo capire quali soluzioni si prospettano per il futuro della società ma sopratutto dei suoi dipendenti. Auspichiamo che tali regolamenti tengano in considerazione la situazione di numerosi lavoratori di queste società (molti dei quali come nella D’Alarcon s.r.l. a tempo indeterminato) che una volta che la società perderà il servizio…traete voi le conseguenza. Nella “follia cesoria” del Ministro Brunetta, proponente del provvedimento, non vorremmo che oltre coloro che sono stati assunti per “contare i lampioni” (in questi casi a mio parere vi sono gravi responsabilità degli amministratori) ci rimettessero anche i lavoratori “che lavorano veramente”. Non ci resta che aspettare e godere di questa “rivincita” che rischia di esser più amara che mai.
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