Al Sindaco del Comune di Porto Azzurro, Dott. Maurizio Papi
Dalla mattina del 3 di novembre la croce posta sul monte ufficialmente denominato “Mar di capanna” si presenta così, come nella foto allegata e come tutti i cittadini di Porto Azzurro possono vedere.
Nel novembre del 2007, fui io stesso a portarLe delle foto e un video che ne denunciavano il degrado dicendoLe che non se ne voleva fare una battaglia di parte, ma che reputavamo necessario da parte dell’amministrazione lo studio di un intervento.
Non sarebbe demagogia se facessimo una lista delle spese inutili che in passato l’amministrazione si è prodigata nel fare quando oggi, quella croce che portarono in spalla pescatori del paese negli anni quaranta, non ha più un “braccio”.
Con la presente chiediamo quindi che in occasione della seduta del prossimo consiglio comunale il Sindaco ci illustri, sperando che l’amministrazione ne sia intenzionata, le possibilità di intervento per il ripristino di uno dei simboli di Porto Azzurro.
Cogliamo l’occasione per porgerLe distinti saluti.
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Non vorrei si facesse un assurdo parallelo, lo pensavo giorni fa quando sono intervenuto sul crocifisso nelle aule e lo pensavo stanotte, sapendo che oggi sarebbe uscita l’interpellanza.
La questione non è “religiosa”, non si sta infatti difendendo la “croce sul monte” quale imperioso simbolo religioso che guarda Porto Azzurro. Si sta provando a difenderne la sua memoria storica, alla quale il Sindaco dice di tenere tanto. E’ inqualificabile definire un atteggiamento di non curanza verso certe zone e precisi argomenti quando l’interesse verso il “salotto buono” o verso “irrealizzabili progetti” è così alto. Qualsiasi cosa ci fosse la sopra è talmente impregnato nella nostra storia che ha dato il nome ad un monte.
C’è una croce un simbolo che non mi appartiene ma che rispetto e di cui riconosco il valore: come non condividere alcuni aspetti della vita di ciò che ci è stato raccontato della vita dui Gesù? Ma non è questo il punto.
Non ho problemi a scherarmi a favore della “croce sul monte”, non trovo niente che vada contro il mio credo politico o la mia condotta morale. Si sta difendendo un simbolo storico di Porto Azzurro, non per quello che rappresenta in sé, ma per quello che è stato e continuerà ad essere per il paese, ricordando la fatica di quegli uomini che l’hanno costruito. Essere ateo non significa voler “distruggere” ogni simbolo religioso: quando ci sarà da difendere la chiesa di Monserrato, quella di San Giacomo o del Sacro Cuore di Maria sarò ugualmente in prima fila. Essere ateo per me vuol dire avere un reciproco rispetto, tra pari che la pensano diversamente.
La questione del Crocifisso nelle aule è diversa. Lì, come già detto, non sono d’accordo a difendere un simbolo, religioso, per quel che rappresenta in sé, in un edificio pubblico educativo e più, in generale in qualsiasi altro edificio pubblico.
I mei figli decideranno la propria religione quando lo vorranno e non sarò io ad imporne una. Spero che sia la scuola a insegnargli le varie religioni del mondo di modo che possano scegliere loro stessi. Di sicuro non imporro lorò qualsiasi atto di ingresso in una qualsiasi delle religioni in un’età in cui loro non possano capirne il significato. I riti, o i “si fa così perché si è sempre fatto cosi” non mi sono mai piaciuti.
Aggiungo una cosa, che sarebbe bella una targa che ricordasse il gesto di quegli uomini devoti che sulle loro spalle hanno portato la croce, uomini di altri tempi che sicuramente in qualsiasi cosa credessero lo facevano con una maggior “purezza d’animo” rispetto a noi.



