Tutta l’America si ferma, oggi è il gran giorno, è un anno che si aspetta, è un rito, è un giorno di riunione nazionale, delle famiglie davanti al televisore per assistere al Superbowl tra due squadre della East Coast, New York e New England, che andranno a giocare il titolo di campioni del mondo nel deserto dell’Arizona in quel di Phoenix. Tutti i media sono occupati a parlare Giants e di Patriots, di statistiche, di schemi e quant’altro e tutte le più grandi aziende si saranno già accaparrate per cifre folli quei 20-30 secondi di pubblicità tra un quarto e l’altro della partita. Oggi (3 febbraio 2008, ndr) non si parlerà di politica, non si può parlare di politica, delle primarie del 5 febbraio, il cosiddetto “Super Tuesday”, quando in 22 stati dell’Unione (compresi i tre del Superbowl) si voterà per eleggere i candidati repubblicani e democratici per la grande corsa che finirà alla fine di quest’anno e che porterà ad nuovo Presidente (finalmente) della nazione più potente del mondo. Quella del 5 febbraio non sarà ovviamente l’unica tappa, ce ne sono già state e ce ne saranno altre, ma senza dubbio è la tappa più importante.
L’America “Democratica” è di fronte ad una grandissima opportunità: quella di scegliere un candidato che per la prima volta dopo tanti anni sembra essere veramente vicino ai problemi della gente, un candidato che, occorre sottolineare, si è schierato dal principio contro l’assurda guerra in Iraq.
Ovviamente sto parlando di Barack Obama, un nome nuovo, un uomo nuovo nella politica americana. Il cambiamento è la parola chiave in ogni suo discorso pubblico, il suo slogan è “Change: we can believe in”. In America ce n’è tanto bisogno, il Paese sta attraversando un momento di grave crisi interna, colpita dalla sciagurata vicenda dei mutui subprime e logorata da una guerra che costa ogni giorno sempre di più sia in termini economici che umani; un America che viene da un ventennio governato da due famiglie, i Bush e i Clinton, e che rischia di dover vedere ancora uno dei due nomi alla Casa Bianca; un America piena zeppa di contraddizioni sociali ma che potrebbe svegliarsi all’alba del 2009 con un nero alla Casa Bianca.
La scelta del cavallo su cui puntare è stata fatta da tutte le più grandi Corporation, quelle che ci mettono “il quattrino” e tanta influenza. La raccolta fondi di Barack Obama ha superato persino quella di Hilary Clinton, ma attenzione: ciò è avvenuto solo grazie alla capillarità della raccolta di Obama che grazie anche ai piccoli donatori su internet è riuscito nel solo mese di Gennaio a racimolare qualcosa come 32 milioni di dollari.
La risonanza della campagna elettorale in America per queste elezioni non ha precedenti: i candidati fanno a gara a prendere dalla propria parte tutti i divi di Holliwood, che puntualmente appaiono nelle conferenze con dei sorrisi grandi così…, i networks propongono sondaggi mattina pomeriggio e sera…, insomma la macchina elettorale è a pieno regime in tutte le sue parti.
È notizia di oggi che 1 americano su 4 segue la campagna elettorale su internet, ed infatti basta vedere quanti blogs, quanti siti siano nati in favore di questo o quel candidato. Persino nelle cosiddette social network, come ad esempio Facebook e Myspace, si sono creati forum di discussione composti da centinaia di migliaia di persone che appoggiano i candidati, su youtube spuntano canali dedicati, sul sito di Obama si può vedere la BarackTv.
Insomma…siamo solo alle primarie e già sembra che si voti domani per il Presidente. Ma si sa, siamo in America, tutto è uno show, tutto è una Grande Attesa…ah già…domenica c’è il Superbowl!
Marco