Prima del casinò, l’amministrazione dia risposte e proposte serie

1 07 2009

Diciamoci la verità, il casinò e l’ennesimo “giochino” in mano di “Maurizio lo Zar di Papingrado”. Così’ come successo per la piazza, dove il disegno è stato scelto da lui stesso, anche il casinò che viene proposto è la realizzazione di un suo sogno.

Il consiglio comunale appena svolto è stata l’ennesima prova di come Porto Azzurro venga amministrato con una imbarazzante superficialità. Sarebbe stato quanto meno doveroso, affiancare a tale richiesta all’ordine del giorno, uno studio che mostrasse ai presenti lo “stato di salute” delle case da gioco italiane, i vantaggi derivanti dalla realizzazione e gli eventuali rischi per il territorio. Tralasciamo poi il “segreto di stato” riguardo la sua futura localizzazione sulla quale forse il Sindaco dovrebbe essere più chiaro nelle sue intenzioni. Invece sono bastate le quattro frasi di rito, allungamento della stagione turistica, lavoro per tutti, fiore all’occhiello del nostro paese, insomma più soldi per tutti, per convincere la sua maggioranza.

Sarebbe più opportuno che l’amministrazione si adoperasse per una programmazione estiva degna di un paese che vive di turismo: apprezziamo infatti come un’altra giunta, sempre di centro-destra, sia riuscita a fare di di Marciana Marina il centro culturale musicale dell’isola d’Elba, con festival di livello internazionale. Noi invece proponiamo progetti faraonici senza nessuna garanzia, senza obiettivi di breve o lungo termine se non quello “di esaudire il sogno del Sindaco”: il nome del nostro paese non sarà più associato al suo mare, alle sue vie, alla sua gente, alla sua storia ma ad un casinò, proprio come succede in altre piccole località che lo ospitano.

E’ incredibile, concludendo, come nello stesso consiglio dove viene proposta una casa da gioco, si tenti di fare “economia”: l’importo di tremila euro annue a favore delle due associazione di volontariato che si occupano di protezione civile e antincendio boschivo viene ridotto di mille euro ciascuna.

Il tutto succede nella solita sera. La realtà è fatta di cose molto più semplici di un casinò a cui questa amministrazione è incapace di dare risposte.

Circolo PD Porto Azzurro





Consiglio comunale, 29 giugno 2009 ore 21.30

26 06 2009

1) Lettura ed approvazione verbali seduta precedente – Nomina scrutatori;

2) Comunicazioni del Sindaco;

3) Ratifica deliberazioni adottate dalla Giunta Comunale con i poteri del Consiglio Comunale;

4) Incarico alla Soc. D’Alarcon srl gestione servizi di vigilanza e guardianaggio area destinata alla balneazione degli animali domestici – Approvazione schema di convenzione;

5) Regolamento Comunale di Contabilità – Parziale Modifica ed integrazione ai sensi dell’Art. 170 – comma 9 – del D. Lgs. 267/2000;

6) Servizio di Tesoreria Comunale – Approvazione atto di Convenzione;

7) Servizio di prevenzione e repressione incendi boschivi – Approvazione schema di Convenzione;

8) Approvazione del Regolamento per l’uso e la gestione dei veicoli comunali;

9) Bilancio Soc. D’Alarcon srl – Presa d’atto;

10) Bilancio Soc. Marina di Porto Azzurro – Presa d’atto;

11) Monetizzazione parcheggi in zona B2 – Valutazione costo di costruzione;

12) Individuazione del Comune di Porto Azzurro quale sede di Casa da Gioco – Atto di indirizzo;

13) Piano Attuativo potenziamento servizi Soc. Urka – Adozione;

14) Interrogazione dei Consiglieri Pinotti, Solforetti e Trambusti in relazione alla TARSU del Comune di Porto Azzurro.





L’angelo…

25 06 2009

L’Angelo ha portato buone nuove a tutti i nostri partiti politici.

Il PdL canta vittoria.

Il PD è talmente felice di non essere crollato, da entrare in delirio e prevedere un’imminente fine della destra.

La Lega proclama un trionfo degno di Caio Giulio Cesare.

L’UdC esulta perchè, soprattutto al Sud, il suo voto parrocchiale e clientelare ha fatto la differenza.

La sinistra extraparlamentare esce un attimo dalla tomba per sentenziare che il fallimento referendario prelude a un imminente ritorno al potere del marxismo-leninismo.

La verità è che, anche questa volta, ha vinto la destra, soprattutto grazie alla Lega, ma le dimensioni del successo sono inferiori a quanto ci si attendeva, perchè numerosi suoi elettori sono rimasti a casa, forse per un iniziale disgusto nei confronti del caro papi.

L’astensionismo ha raggiunto livelli elevatissimi.

L’istituto del referendum, così come attualmente previsto, ha rotto a tutti.

Il Pd ha preso un brodino, ma se non cambia radicalmente struttura, tutto sarà inutile.

Si può ragionevolmente prevedere che, nell’immediato e medio futuro, tutti noi continueremo a prendercelo allegramente nel solito posto.

E anche l’Angelo sarà meglio che torni presto a casa, se non vuole rischiare grosso.

Franco





L’elusione dell’etica dell’amministrare

22 06 2009

Leggo con attenzione la difesa del Presidente dell’ordine dei Geometri. Una difesa d’ufficio direi, che però non deve farci sottovalutare il grido d’allarme che il Dott. Berti ha lanciato in questi giorni.

In comuni piccoli come i nostri nessuno mette in dubbio il valore tecnico di geometra che può, grazie all’esperienza acquisita tramite la sua professione privata, apportare allo sviluppo economico e sociale di un comune facendo parte della sua Giunta.

Ma non scordiamoci dell’art. 78.3 del TUEL, la legge di riferimento di qualsiasi ente locale che parla di “etica dell’amministrare” e che valuta negativamente il fatto che un assessore in materia di urbanistica, edilizia e lavori pubblici eserciti un’attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nello stesso territorio che lui stesso amministra.

Questa norma è rafforzata da previsioni analoghe all’interno di molti statuti comunali, in quello di Porto Azzurro, facendo riferimento ad una realtà che conosco molto bene, vengono ripetute le medesime parole dell’articolo citato, all’art. 44.3. Purtroppo non viene prevista una sanzione alla violazione di questa norma e sebbene configuri un preciso dovere giuridico di astensione, la norma è facilmente eludibile attribuendo a geometri (o architetti, ingegneri, ecc..) assessorati con nomi diversi da quelli proibiti. In questo modo è possibile continuare ad esercitare la propria attività all’interno del territorio comunale, in pace con la propria coscienza.

A Porto Azzzurro, il Geom. Giancarlo Gamba ricopre l’assessorato alle “problematiche ambientali” mentre del gruppo dell’Ornato, quell’organismo che coincide con la giunta comunale nato “da un’esigenza fortemente sentita di essere messi a conoscenza delle pratiche che dal punto di vista urbanistico ed edilizio sfuggono, per effetto della separazione delle competenze volute dalla legge Bassanini, al vaglio dell’Amministrazione” ne è il segretario. Questo organismo detiene un diritto di voto obbligatorio all’interno del procedimento ma naturalmente non vincolante, su tutto ciò che riguarda l’edilizia.

Questo per dire, che il grido d’allarme lanciato da Pasquale Berti, senza togliere alcun valore alla categoria dei geometri, avrebbe meritato maggior attenzione da parte di tutti, nell’interesse stesso della società elbana e di chi esercita quelle stesse professioni.

che però non deve farci sottovalutare il grido d’allarme che il Dott. Berti ha lanciato in questi giorni.
In comuni piccoli come i nostri nessuno mette in dubbio il valore tecnico di geometra che può,
grazie all’esperienza acquisita tramite la sua professione privata, apportare allo sviluppo economico
e sociale di un comune facendo parte della sua Giunta.
Ma non scordiamoci dell’art. 78.3 del TUEL, la legge di riferimento di qualsiasi ente locale che
parla di “etica dell’amministrare” e che valuta negativamente il fatto che un assessore in materia di
urbanistica, edilizia e lavori pubblici eserciti un’attività professionale in materia di edilizia privata e
pubblica nello stesso territorio che lui stesso amministra.
Questa norma è rafforzata da previsioni analoghe all’interno di molti statuti comunali, in quello di
Porto Azzurro, facendo riferimento ad una realtà che conosco molto bene, vengono ripetute le
medesime parole dell’articolo citato, all’art. 44.3. Purtroppo non viene prevista una sanzione alla
violazione di questa norma e sebbene configuri un preciso dovere giuridico di astensione, la norma
è facilmente eludibile attribuendo a geometri (o architetti, ingegneri, ecc..) assessorati con nomi
diversi da quelli proibiti. In questo modo è possibile continuare ad esercitare la propria attività
all’interno del territorio comunale, in pace con la propria coscienza.
A Porto Azzzurro, il Geom. Giancarlo Gamba ricopre l’assessorato alle “problematiche ambientali”
mentre del gruppo dell’Ornato, quell’organismo che coincide con la giunta comunale nato “da
un’esigenza fortemente sentita di essere messi a conoscenza delle pratiche che dal punto di vista
urbanistico ed edilizio sfuggono, per effetto della separazione delle competenze volute dalla legge
Bassanini, al vaglio dell’Amministrazione” ne è il segretario. Questo organismo detiene un diritto di
voto obbligatorio all’interno del procedimento ma naturalmente non vincolante, su tutto ciò che
riguarda l’edilizia.
Questo per dire, che il grido d’allarme lanciato da Pasquale Berti, senza togliere alcun valore alla
categoria dei geometri, avrebbe meritato maggior attenzione da parte di tutti, nell’interesse stesso
della società elbana e di chi esercita quelle stesse professioni.Leggo con attenzione la difesa del Presidente dell’ordine dei Geometri. Una difesa d’ufficio direi,che però non deve farci sottovalutare il grido d’allarme che il Dott. Berti ha lanciato in questi giorni.

In comuni piccoli come i nostri nessuno mette in dubbio il valore tecnico di geometra che può,

grazie all’esperienza acquisita tramite la sua professione privata, apportare allo sviluppo economico

e sociale di un comune facendo parte della sua Giunta.

Ma non scordiamoci dell’art. 78.3 del TUEL, la legge di riferimento di qualsiasi ente locale che

parla di “etica dell’amministrare” e che valuta negativamente il fatto che un assessore in materia di

urbanistica, edilizia e lavori pubblici eserciti un’attività professionale in materia di edilizia privata e

pubblica nello stesso territorio che lui stesso amministra.

Questa norma è rafforzata da previsioni analoghe all’interno di molti statuti comunali, in quello di

Porto Azzurro, facendo riferimento ad una realtà che conosco molto bene, vengono ripetute le

medesime parole dell’articolo citato, all’art. 44.3. Purtroppo non viene prevista una sanzione alla

violazione di questa norma e sebbene configuri un preciso dovere giuridico di astensione, la norma

è facilmente eludibile attribuendo a geometri (o architetti, ingegneri, ecc..) assessorati con nomi

diversi da quelli proibiti. In questo modo è possibile continuare ad esercitare la propria attività

all’interno del territorio comunale, in pace con la propria coscienza.

A Porto Azzzurro, il Geom. Giancarlo Gamba ricopre l’assessorato alle “problematiche ambientali”

mentre del gruppo dell’Ornato, quell’organismo che coincide con la giunta comunale nato “da

un’esigenza fortemente sentita di essere messi a conoscenza delle pratiche che dal punto di vista

urbanistico ed edilizio sfuggono, per effetto della separazione delle competenze volute dalla legge

Bassanini, al vaglio dell’Amministrazione” ne è il segretario. Questo organismo detiene un diritto di

voto obbligatorio all’interno del procedimento ma naturalmente non vincolante, su tutto ciò che

riguarda l’edilizia.

Questo per dire, che il grido d’allarme lanciato da Pasquale Berti, senza togliere alcun valore alla

categoria dei geometri, avrebbe meritato maggior attenzione da parte di tutti, nell’interesse stesso

della società elbana e di chi esercita quelle stesse professioni.

Leggo con attenzione la difesa del Presidente dell’ordine dei Geometri. Una difesa d’ufficio direi, che però non deve farci sottovalutare il grido d’allarme che il Dott. Berti ha lanciato in questi giorni.

In comuni piccoli come i nostri nessuno mette in dubbio il valore tecnico di geometra che può, grazie all’esperienza acquisita tramite la sua professione privata, apportare allo sviluppo economico e sociale di un comune facendo parte della sua Giunta.

Ma non scordiamoci dell’art. 78.3 del TUEL, la legge di riferimento di qualsiasi ente locale che parla di “etica dell’amministrare” e che valuta negativamente il fatto che un assessore in materia di urbanistica, edilizia e lavori pubblici eserciti un’attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nello stesso territorio che lui stesso amministra.

Questa norma è rafforzata da previsioni analoghe all’interno di molti statuti comunali, in quello di Porto Azzurro, facendo riferimento ad una realtà che conosco molto bene, vengono ripetute le medesime parole dell’articolo citato, all’art. 44.3. Purtroppo non viene prevista una sanzione alla violazione di questa norma e sebbene configuri un preciso dovere giuridico di astensione, la norma è facilmente eludibile attribuendo a geometri (o architetti, ingegneri, ecc..) assessorati con nomi diversi da quelli proibiti. In questo modo è possibile continuare ad esercitare la propria attività all’interno del territorio comunale, in pace con la propria coscienza.

A Porto Azzzurro, il Geom. Giancarlo Gamba ricopre l’assessorato alle “problematiche ambientali” mentre del gruppo dell’Ornato, quell’organismo che coincide con la giunta comunale nato “da un’esigenza fortemente sentita di essere messi a conoscenza delle pratiche che dal punto di vista urbanistico ed edilizio sfuggono, per effetto della separazione delle competenze volute dalla legge Bassanini, al vaglio dell’Amministrazione” ne è il segretario. Questo organismo detiene un diritto di voto obbligatorio all’interno del procedimento ma naturalmente non vincolante, su tutto ciò che riguarda l’edilizia.

Questo per dire, che il grido d’allarme lanciato da Pasquale Berti, senza togliere alcun valore alla categoria dei geometri, avrebbe meritato maggior attenzione da parte di tutti, nell’interesse stesso della società elbana e di chi esercita quelle stesse professioni.





Voi che potete, votate per Dario Ballini

3 06 2009

vari w80 (dario2)

Lo “svecchiamento” della politica (e non solo) è uno dei problemi all’ordine del giorno, l’età media del parlamento italiana è una delle più alte d’Europa ma senza andare troppo lontano è sufficiente vedere l’età di molti dei candidati sindaci (non me ne vogliano), senza distinzioni. Forse troppe volte si pensa che l’inesperienza sia un limite troppo grosso o forse dovremmo parlare di “una casta all’interno della casta”: fatto sta che ci si riferisce a donne e giovani in politica come fossero una sotto categoria, una specie in via d’estinzione inventandosi meccanismi strampalati per “proteggerli”, gareggiando a chi a tra le proprio liste ha più donne o un’età media più bassa. È certo però, a scanso di equivoci, che questi fattori hanno una sua rilevanza intrinseca ma a questo occorre affiancare, in termini politici, il merito, la capacità, la passione, l’onestà.

Con queste poche parole sono qui a dire che la candidatura di Dario Ballini per il Partito Democratico rispecchia ciò che sventoliamo tutti i giorni, quella politica fatta da una nuova generazione che se pur ferma nelle sue idee è disponibile e aperta al dialogo con tutti, con passione, senza doppie ruoli, con cognizione di causa e nel rispetto delle leggi.

Ma per fare che tutto ciò diventi realtà, una volta che “i giovani” conquistano il loro spazio con una candidatura, occorre dare loro la fiducia attraverso il voto affinché tutto non rimanga come oggi e che si possa almeno accendere la speranza di un domani migliore.

Elettori del versante orientale, alle elezioni provinciali votate per il PD, votate per Dario Ballini.





il 6 e 7 giugno, vota così!

1 06 2009

FAC – SIMILE DI VOTO

FAc-simile Europee

Fac-simile Provinciali





FATTI PROCESSARE BUFFONE, RISPETTA LA COSTITUZIONE!!!

20 05 2009

La sentenza di condanna di Mills: “Mentì per salvare Berlusconi”. Le motivazioni del Tribunale di Milano: secondo i giudici l’avvocato inglese agì “da falso testimone” e consentì al Cavaliere “l’impunità dalle accuse di corruzione”. La posizione del presidente del Consiglio è stata stralciata grazie al Lodo Alfano.

“Mentì per salvare Berlusconi”. Per questo l’avvocato inglese David Mills è stato condannato a Milano a 4 anni e 6 mesi dai giudici milanesi. Il legale, condannato per corruzione in atti giudiziari agì “da falso testimone “per consentire a Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati”. E’ questo uno dei passaggi delle motivazioni (leggi il documento completo), circa 400 pagine, della sentenza con la quale il tribunale di Milano ha motivato la condanna del legale inglese.

Mills, scrivono i giudici nelle motivazioni, “ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse, o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data, dall’altro ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico”. I giudici milanesi ricordano che oltre ai 600mila dollari ritenuti “il prezzo della corruzione”, Mills nel 1996 percepiva direttamente da Berlusconi almeno 45mila sterline dichiarate al fisco inglese. “Enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali” che il legale riceveva da Berlusconi.

In pratica, scrivono ancora i giudici, “la condotta di Mills era dettata dalla necessità di distanziare la persona di Silvio Berlusconi dalle società off shore, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero, la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi”.

In sostanza, per i giudici, “il fulcro della reticenza di Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi la proprietà delle società off shore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti”.

La condanna per l’avvocato inglese era arrivata nel febbraio di quest’anno. A conclusione di un’inchiesta che tirava in ballo il premier e che aveva visto una prima ammissione di colpa di Mills. Il legale nel luglio del 2004 aveva raccontato ai pm di aver ricevuto 600mila dollari dal gruppo Fininvest per dire il falso nei processi in cui era coinvolto Berlusconi: le tangenti alla Guardia di finanza e All Iberian.

Poi, nel gennaio 2009, la ritrattazione e il tentativo di discolpare il presidente del Consiglio (la cui posizione è stata stralciata in seguito all’approvazione del “Lodo Alfano” che garantisce l’imminutà alle alta cariche dello Stato). Una svolta che permise al premier di evitare il rinvio a giudizio per corruzione chiesto dia giudici nel 2006.

da www.repubblica.it





L’editoriale di Ezio Mauro, vale molto più di 100 comizi e 1000 sondaggi

15 05 2009

È MOLTO facile rispondere alle parole di Silvio Berlusconi pronunciate ieri contro “Repubblica”, che nell’inchiesta-documento di Giuseppe D’Avanzo gli aveva rivolto dieci domande per chiarire gli aspetti più controversi del caso politico nato attorno alle candidature delle veline nelle liste Pdl, alla denuncia di “ciarpame politico” di Veronica Lario, alla festa di compleanno della giovane Noemi alla presenza del Premier, nel ruolo indiscusso di “Papi”. Molto più difficile, per il Cavaliere, rispondere alle domande del nostro giornale. Anzi, impossibile. Berlusconi non sa rispondere, davanti alla pubblica opinione, perché con ogni evidenza non può. Ciò che ha detto su questa storia, nei lunghi monologhi mai interrotti da una vera richiesta di chiarimento, cozza fragorosamente con ciò che hanno raccontato gli altri protagonisti, e soprattutto con quel che la moglie sa e ha denunciato. Meglio dunque tacere, rifiutare la verità, la trasparenza e il confronto, il che per un uomo pubblico equivale alla fuga. Una fuga accompagnata ovviamente da insulti per il nostro giornale, perché il rumore (domani amplificato dai manganelli di carta al suo servizio) copra il vuoto, la mancanza di coraggio e la scelta necessitata dell’ambiguità.

Ma l’uomo in fuga è il Presidente del Consiglio. Dunque questa incapacità o impossibilità di fare chiarezza, cercando la verità, è immediatamente un fatto politico, un handicap della leadership, una macchia istituzionale qualsiasi cosa nasconda, fosse anche soltanto l’incapacità di accettare un contraddittorio sui lati che restano poco chiari di una vicenda che ha fatto il giro dei giornali e dei siti di tutto il mondo. Una storia nella quale l’unica cosa che non c’entra proprio nulla è la privacy.

Berlusconi è infatti l’uomo che ha unito pubblico e privato fino a confonderli, con la sua biografia trasformata in programma elettorale per gli italiani e spedita nelle case di 50 milioni di elettori all’inizio della sua avventura politica: mentre oggi, quindici anni dopo, continua a vendere sul rotocalco di famiglia gli ex voto elettorali della sua infanzia aureolati nella patina reale del fotoromanzo, con l’immagine adolescente della Prima Comunione poche pagine prima del brindisi anziano di Casoria.

Le domande di “Repubblica” volevano appunto bucare questa nuvola nazional-popolare dove si sta cercando di trasportare nottetempo il caso Berlusconi, lontano dalla responsabilità istituzionale e politica di dire il vero agli italiani. Nascevano semplicemente, come abbiamo detto a Palazzo Chigi proponendo un confronto diretto col Premier, dalla constatazione che a due settimane dall’inizio della vicenda troppe cose rimanevano da spiegare, anche perché nessuna vera richiesta di chiarimento era stata rivolta al Cavaliere, e la sede televisiva del “rendiconto” – quella del suo personale notaio a “Porta a Porta” – si era in realtà rivelata la sede di un lungo monologo: per accusare la moglie ed esigerne le scuse, invece di rispondere alla sua denuncia (la politica che seleziona veline diventa “ciarpame senza pudore”, “mio marito frequenta minorenni”, “mio marito non sta bene, ho implorato coloro che gli stanno accanto di aiutarlo”) rovesciando la realtà davanti agli italiani.

Questa mancanza di chiarezza e di confronto, con domande precise e risposte nette, ha ingarbugliato le cose. Tra il racconto del Premier e i racconti degli altri protagonisti di questa vicenda si sono allargate incongruenze evidenti, pubbliche, inseguite da spiegazioni postume che aprivano nuovi fronti controversi e dunque suscitavano altre domande. In tutto il mondo civile, dove esiste una pubblica opinione e la funzione autonoma della stampa, le contraddizioni del potere e la mancanza di chiarezza sono lo spazio naturale del giornalismo, del suo lavoro d’inchiesta, del suo sforzo documentale e infine delle sue domande.

Questo abbiamo provato a fare, senza dare giudizi e senza una tesi finale da dimostrare. Ci interessa il percorso tra le contraddizioni di un uomo pubblico in una vicenda pubblica, mettendo a confronto versioni e racconti che vanno tra loro in dissonanza, per domandare infine al protagonista di spiegare perché, proponendo la sua verità dei fatti.

Oggi dobbiamo prendere atto che il Presidente del Consiglio, invece di rispondere alle domande, scappa dalle vere questioni aperte che chiamano in causa la sua credibilità, e lo fa insultando, cioè cercando di parlar d’altro. “Invidia e odio”, a suo parere, sono i motivi della “campagna denigratoria che “Repubblica” e il suo editore stanno conducendo da giorni” contro il Presidente. Che c’entra l’editore con l’inchiesta di un giornale? Non esistono scelte autonome da parte di un quotidiano nella cultura proprietaria del Premier? Cosa bisogna dunque pensare delle domande che proprio ieri il “Giornale” berlusconiano rivolgeva in prima pagina a Di Pietro? E soprattutto, cosa c’entrano con un’inchiesta giornalistica i sentimenti dell’odio e dell’invidia? Può il Cavaliere concepire, per una volta, che si possa indagare sui suoi atti e persino criticarli senza odiarlo, ma semplicemente giudicandolo? Può rassegnarsi a pensare che esiste ancora qualcuno, persino in questo Paese, che non lo invidia affatto, né a Roma né ad Arcore né a Casoria? Può infine ammettere che dieci domande non costituiscono una denigrazione, soprattutto se le si può spazzare via dal tavolo con la semplice forza della verità?

Il Cavaliere denuncia infine che “attacchi di così basso livello” giungano in prossimità del voto europeo: ma i tempi e soprattutto il livello di questa vicenda non li abbiamo scelti noi, nemmeno la location di Casoria, le luci delle fotografie festose e i comprimari, i monili, la favola bella dei genitori che si baciano in esclusiva per “Chi”, la ragazza incolpevole di tutto ma soprattutto sicura che approderà negli show televisivi o in Parlamento, l’uno o l’altro intercambiabili, l’importante è sapere che “deciderà Papi”. Non abbiamo deciso noi che tutto questo valesse prima la critica della Fondazione “Farefuturo” di Fini e poi lo strappo di un divorzio pubblico come l’offesa ricevuta, dunque politico come tutto ciò che accade al Cavaliere: da parte di una moglie che il grande rotocalco con cui si impagina oggi l’Italia dipinge come incapace di autonomia, fragile e sola, dunque preda di suggeritori mediatici e politici, unica spiegazione che ripristini la sacralità mistica del carisma intaccato dall’interno, quando una donna ha deciso (prima e unica, in un quindicennio) di rompere il cerchio magico dell’intangibilità sciamanica del Capo.

Per il Cavaliere, chi lo critica non può avere autonomia. Per lui, l’adesione è amore e fede, dunque la critica è tradimento e follia, le domande – non essendo contemplate e per la verità neppure molto praticate, nel conformismo del 2009 – diventano “odio e follia”, in un discorso pubblico fatto di vibrazioni, dove tutto è emotivo.

Che cosa concludere? La storia che ha fatto il giro del mondo resta tutta da chiarire, perché il Presidente del Consiglio sa solo minacciare, ma non può spiegare. Dunque continueremo a fare domande, come fossimo in un Paese normale, per quei cittadini che chiedono di sapere perché vogliono capire, rifiutando di entrare nel grande fotoromanzo italiano che sta ingoiando quel che resta della politica.

da www.repubblica.it





Una politica più giovane, io voto Dario Ballini

15 05 2009

Manifesto Dario





Elezioni universitarie 2009: stravince Sinistra per…

9 05 2009

Si è svolto ieri lo spoglio per il rinnovo delle rappresentanze studentesche ne Senato Accademico, Consiglio di Amministrazione,Comitato Pari Opportunità (CPO),Consiglio territoriale per il controllo della qualità (ARDSU),Comitato di gestione degli impianti sportivi universitari (CUS),Consigli di facoltà e dei corsi di studio.

L’affluenza a livello di ateneo si è attestata intorno al 17%, con un piccolo incremento rispetto a due anni fa.

Queste elezioni sanciscono come vincitore assoluto Sinistra Per sia negli organi centrali dove raccoglie oltre il 50% dei consensi ma anche nelle facoltà dove si afferma come prima lista a Scienze, Lettere, Medicina, Scienze Politiche, Giurisprudenza e Ingegneria.

Azione Universitaria subisce l’ennesima sconfitta elettorale nell’ateneo pisano rimanendo fuori sia dal Senato Accademico sia dal Consiglio di Amministrazione a causa anche della presenza della neonata lista Area Nuova che ruba voti all’altra lista di destra.

Ateneo studenti conferma, invece, il suo secondo posto come due anni fa. Infine l’assenza di una lista agli organi centrali ha, invece, forse pesato sul risultato negativo delle diverse liste presentate nelle facoltà dalle assemblee in agitazione, riconducibili al Coordinamento dei Collettivi ed Università 2.0.

Ma vediamo tutti i risultati.

Il Senato Accademico ed il Consiglio d’Amministrazione

Sinistra Per prende poco meno di 4.000 voti pari al 54%, mentre Ateneo Studenti arriva a 2000 preferenze pari al 28%, seguita a notevole distanza da Azione Universitaria che si colloca poco al di sotto dei 1000 voti pari a poco più del 13% . Infine la nuova lista di Area Nuova prende circa 200 voti.

Dei 5 seggi disponibili 3 vanno, dunque, a Sinistra Per e 2 ad Ateneo Studenti che per alcune decine di voti si aggiudica il secondo senatore a discapito della lista di destra che anche in questa tornata elettorale rimane fuori dagli organi di governo dell’ateneo pisano così come due anni fa.

Determinante per questo esito è stata la presenza della nuova lista Area in cui erano candidati alcuni esponenti che nelle passate elezioni si erano presentati nelle liste vicine ad Azione Universitaria. Area Nuova, nonostante un comunicato diffuso ai giornali, non ha mai fatto richiesta ufficiale di ritirare le proprie candidature dalle elezioni per cui compare regolarmente sulle schede ed i voti a suo sostegno vengono conteggiati al pari degli altri. Di fatto questa lista ha pescato i suoi pochi voti dal bacino a cui attingeva anche Azione Universitaria, sottraendo quei voti decisivi che non hanno consentito ad AZUN di entrare in Senato Accademico.

Il dato sicuramente più rilevante di questa tornata elettorale è il fatto che Sinistra Per prenda mille voti in più rispetto a due anni fa con un incremento di oltre il 15% r; mentre Azione Universitaria ed Ateneo Studenti sostanzialmente confermano sia per numero di voti sia per percentuali quanto raccolto nel 2007. E’ indubbio che abbia contribuito a questo successo l’assenza della lista del Coordinamento dei Collettivi, che per la prima volta dopo oltre dieci anni non si è candidata alle elezioni universitarie. Ricordiamo che due anni fa la lista dei Collettivi raccolse circa 1500 voti

Risultati sostanzialmente simili a quelli del Senato Accademico si sono avuti anche per il Consiglio di Amministrazione dell’Università dove Sinistra Per prende due consiglieri sui 3 disponibili ed il terzo spetta ad Ateneo Studenti

Risultati negli altri organi

Per quanto riguarda gli altri organi ecco i risultati: al Consiglio territoriale per il controllo della qualità (ARDSU) 4 sono i rappresentanti di Sinistra Per, due di Ateneo Studenti ed uno di Azione Universitaria. Sarò quindi di Sinistra Per lo studente che andrà a sedere nel posto disponibile per la città di Pisa a Firenze per ciò che concerne la nuova azienda regionale per il diritto allo studio.

Al Comitato di gestione degli impianti sportivi universitari (CUS) dei due posti a disposizione uno va a Sinistra Per e l’altro ad Ateneo studenti

Infine nel Comitato Pari Opportunità (CPO) 3 rappresentanti sono eletti tra le fila di Sinistra per ed uno è di Ateneo Studenti.

I risultati nelle Facoltà

Anche nelle Facoltà si registra una pesante affermazione di Sinistra Per. Qui occorre ricordare che oltre le liste candidatesi agli organi centrali vi erano le liste riconducibili all’area del Coordinamento dei Collettivi e di Università 2.0, che non reggono, però, neanche nelle loro storiche roccaforti, come ad esempio a Scienze.

E proprio in questa facoltà vi è probabilmente il dato più clamoroso con Sinistra Per che, per la prima volta dalla sua nascita, diventa la prima lista della facoltà con 12 consiglieri ed oltre 500 voti, seguita da Ateneo Studenti e quindi da Scienze in Agitazione.

Altro dato che spicca è sicuramente quello di Ingegneria in cui Sinistra Per, dopo la sconfitta subita due anni fa da Ateneo Studenti, torna ad essere la prima lista con oltre 1000 voti e 14 consiglieri contro gli 11 di Ateneo.

Pesante affermazione sempre di Sinistra Per si registra anche a Medicina dove diventa la prima lista con più di 200 voti, seguita da Ateneo studenti e quindi da Medicina Alternativa che raccoglie poco di più più di 100 voti.

Anche a Lettere vince Sinistra Per con oltre 350 voti a cui corrispondono 8 consiglieri a fronte dei 5 di Ateneo studenti ed i 4 di Lettere in Agitazione.

A Scienze Politiche la lista vicino a Sinistra Per prende più del 70%; mentre a Giurisprudenza supera il 55% con poco meno di 400 voti, seguita da Azione Universitaria che si piazza al secondo posto con circa 200 voti.

Infine ad Economia, da cui provenivano i capolista in Senato Accademico di Ateneo studenti ed Azione Universitaria, le due liste riescono a superare Sinistra Per con Ateneo studenti che raccoglie circa 350 voti seguita dalla lista di destra che prende 4 consiglieri di facoltà a fronte dei 3 di Sinistra Per.

I commenti

“Un voto straordinario, così ha commentato Francesco Corucci, coordinatore di Sinistra Per, ci rafforziamo in tutte le facoltà ed abbiamo aumentato di mille voti rispetto a due anni fa. Sicuramente un aumento di voti è dovuto all’assenza della lista dei Collettivi agli organi centrali, ma una parte consistente di questo incremento è strettamente legato a quello che è e che fa quotidianamente la nostra lista nell’università e nelle singole facoltà. Noi crediamo nella rappresentanza e nello stare negli organi di governo. Abbiamo fatto un investimento su questa linea e per noi è una vittoria che gli studenti sono andati a votare e hanno votato in maggioranza per noi. Infine l’altro dato è che le destre non entrano negli organi di governo del nostro ateneo, e questo è un risultato importante visto il vento che spira invece in numerose università italiane”.

Ateneo studenti esprime “soddisfazione per i 2000 voti raccolti e per aver riconfermato la seconda posizione”, mentre Azione Univeristaria attacca Area Nuova parlando di ” una sgradevole opera di boicottaggio fatta da una lista che non aveva alcuna possibilità di eleggere un proprio rappresetante e che ha avuto come unico scopo sabotare la lista ufficiale del centrodestra”.

da www.pisanotizie.it